Stato Vegetativo e Stato di Minima Coscienza

Lo stato vegetativo (SV) e lo stato di minima coscienza (SMC) sono stati clinici in cui il paziente mostra profonde alterazioni delle attività cognitive a seguito dell’emersione dallo stato di coma.
Lo SV è caratterizzato da una completa perdita di tutte le funzioni cognitive intenzionali e dalla preservazione di risposte sottocorticali a stimoli esterni.
Lo SV può avere eziologia traumatica, anossica, emorragica o virale.
Diversamente dal coma, le funzioni tronco-encefaliche ed il ciclo sonno-veglia si presentano perlopiù intatte. La diagnosi di SV implica la totale assenza di risposte e di comportamenti volontari ed intenzionali da parte del paziente, mentre la sola presenza anche debole ed inconsistente di questi ultimi sposta la diagnosi sullo SMC (Giacino and Whyte, 2005).

 
Le dimensioni del fenomeno

Si stima che l’incidenza e la prevalenza di queste condizioni siano in continuo aumento nelle società industrializzate, in seguito ai progressi nelle tecniche di rianimazione che consentono di salvare un numero sempre maggiore di vite ma che creano anche la possibilità di un ristabilimento delle normali funzioni cardiache a fronte di gravi lesioni cerebrali.
L’incidenza e la prevalenza di SV ed SMC non sono dati definiti univocamente (incidenza: 2:20/100000; prevalenza: 56:140/milione), in quanto finora mancano meccanismi sistematici di monitoraggio standard del fenomeno. In Italia, stando al documento finale della Commissione Tecnico-Scientifica istituita tramite D.M. il 12 settembre 2005, sarebbero 1200 le persone ogni anno diagnosticate in SV o in SMC. Anche se valori precisi relativi all’incidenza e alla prevalenza dei disordini gravi di coscienza non sono facilmente disponibili, tuttavia da una loro stima approssimativa emerge che l’impatto economico del problema è di enorme portata (Giacino et al., 2002).

 
Il medesimo danno può produrre molti fenomeni: la difficoltà del monitoraggio tradizionale

Tra le cause principali di tale approssimazione c’è la difficoltà di valutare, quasi esclusivamente con l’assessment clinico tradizionale, un fenomeno complesso come la coscienza, rappresentabile da un continuum e difficilmente misurabile oggettivamente (Zeman, 2001).
Danni cerebrali di varia origine possono infatti dare come esito diversi stati alterati di coscienza: dal coma, in cui mancano sia vigilanza che consapevolezza, allo Stato Vegetativo (SV) e allo Stato di Minima Coscienza (SMC), in cui pur essendo presente la vigilanza, è rispettivamente assente o deficitaria la consapevolezza. Ciascuno di questi quadri può diventare cronico o evolvere, positivamente o negativamente, in uno degli altri.

 
Le tecniche di valutazione e il problema della fallibilità

Per questo motivo occorrono diagnosi differenziali rapide e il più possibile accurate, per predisporre interventi di cura mirati ad ogni specifica condizione.  Il problema rimane tuttavia l’alta percentuale di diagnosi differenziali errate in tale ambito (Laureys et al., 2004), causate sia dalle già citate difficoltà di individuare segni univoci di percezione conscia, sia dal problema di valutare indici comportamentali in pazienti in cui le funzioni percettivo-cognitivo-motorie possono essere molto limitate o inconsistenti. Poiché le tecniche di valutazione attualmente utilizzate in clinica sono fallibili, non si può infatti mai escludere con completa certezza la possibilità che qualche forma estremamente semplice di coscienza sia stata erroneamente sottostimata o addirittura non rilevata.

Di qui la necessità di ampliare gli strumenti diagnostici a disposizione, aggiungendo, a quelli di prassi nella valutazione dei gravi disordini di coscienza, indici più oggettivi, sottraendo la diagnosi all’interpretazione, pur sempre soggettiva, dell’esperto clinico.

 
     


Khymeia Group 1998-2011 ©